MACBETH 

di William Shakespeare - Regia Gianni Leonetti

con Camillo Ciorciaro, Arianna Ilari, Ilario Crudetti, Martina Cariello, Valter Tulli

Teatro Arcobaleno 2019

Camillo Ciorciaro, Arianna Ilari

Camillo Ciorciaro, Arianna Ilari, 

Martina Cariello

Martina Cariello, Camillo Ciorciaro

Camillo Ciorciaro, Arianna Ilari

Camillo Ciorciaro



L'opinione della libertà

L’ambizione, il potere, la pulsione distruttrice e l’irresistibile fascino del male sono le tematiche portanti di questa celebre dark opera shakespeariana. La storia ha come protagonista Macbeth e la sua sanguinosa ascesa al potere, che lo trasformerà da valoroso e fedele comandante dell’esercito del re Duncan in spietato criminale. In estrema sintesi: “Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso”.

Tutto ha inizio quando Macbeth, il barone di Glamis ed il generale Banquo, dopo aver sconfitto i ribelli del re di Scozia, incontrano in un bosco le streghe. Queste misteriose creature predicono loro un futuro pieno di gloria: Macbeth diverrà re di Scozia, mentre Banquo sarà progenitore di una stirpe di re. L’inquietante rivelazione causerà in entrambi un profondo turbamento e costringerà soprattutto Macbeth a fare i conti con la propria incontenibile sete di potere. Accanto a lui, la perversa e fascinosa Lady Macbeth, centro di gravità nel feroce progetto.

E quando Macbeth, preso dai sensi di colpa, si mostrerà incerto nel portare a termine l’assassinio del re, la dark lady userà tutte le sue diaboliche arti per incitare il consorte verso la delittuosa azione. Tra destino, magia e manipolazioni, Macbeth è costretto a prendere una drammatica decisione sul futuro, almeno in apparenza già segnato. Ed è questo il presupposto della tragedia shakespeariana: l’impossibilità a rimuovere l’errore, l’ineluttabilità del destino contro cui si può al massimo lottare. Ma evitare? Macbeth invoca persino le stelle, le scruta ma con l’occhio di chi vuol piegare il loro corso alla buona riuscita dei suoi scellerati terreni propositi. In un’epoca come la nostra dove si è smarrito il senso del limite, di ogni limite, William Shakespeare ci consegna in un magico ed impetuoso affresco l’intramontabile modernità di Macbeth: il traditore a sua volta tradito, mentre agisce come il peggiore degli uomini, pur senza esserlo. Questo allestimento non intende raccontare la storia, già ai più nota, ma indagare ciò che transita nell’arco di un respiro, nell’incontro di due sguardi nel momento della sospensione, quando tutto si fa palese e misterioso nel tentativo di portare a termine un desiderio oltre misura che porterà Macbeth e la sua dark lady verso il tramonto inglorioso della vita. Una riflessione eterna sulla natura umana, la quale dimostra di possedere una amnesia storica sia sulle sue debolezze sia sui risultati che la storia ci ricorda. In un’epoca in cui sottotraccia si invoca la perfezione, questa tragedia ci riporta alla realtà della natura umana, alle sue fragilità e capacità. Una disamina con luce ed ombre di una storia umana sempre attuale e da tener presente mentre si costruisce costantemente il futuro di un Paese. Credo che nella cultura inglese prima che europea le tragedie shakespeariane sono state da monito al popolo e alla aristocrazia nel creare un regno democratico che non solo ha resistito nei secoli alle varie rivoluzioni, ma le ha anche dirette. La regia di questo spettacolare racconto teatrale è di Gianni Leonetti.


Studioarte Viola


Il 22 novembre al teatro Arcobaleno sono spettatrice di una delle opere più rappresentate e più complesse di Shakespeare: Macbeth, regia di Gianni Leonetti.

Ammetto che sono rimasta incollata per tutto il tempo a questo "spettacolo", ma in realtà più che uno spettacolo mi sono ritrovata catapultata in un mondo surreale: cieli in continuo cambiamento, luci e nuvole che avvolgono lo spettatore fin dalla prima scena dandogli il tempo di entrare e partecipare al dramma, e musiche seducenti che entrano dirette nella parte più profonda di noi.

Le sensazioni avute sono state davvero infinite e di difficile descrizione. Ho avuto la sensazione di vivere in un opera Claude Monet, anzi, di essere una Ninfea di un suo dipinto con la fortuna di galleggiare in acque Blu di Prussia e di nascosto ascoltare voci, profezie, pentimenti e  sete di potere di qualcuno, cosa che più attuale, non potrebbe essere. Sono stata spettatrice di un racconto coinvolgente sintetizzato da un regista, un artista, che forse nella propria vita ha cercato e ricercato nel suo stile la sintesi del proprio "dire" attraverso i colori netti tagliati dalla luce in cui i personaggi si stagliano perfettamente con lo sfondo, trasportandomi in un attimo nelle opere di Hopper in cui l'essenza umana è così penetrante da rimanere sospesi in un tempo senza tempo.

E quando un'opera coinvolge così tanto è cosa banale pensare se sia piaciuta o meno, perché penetra così a fondo tanto da sognarla. E infatti, la notte seguente sogno che a fine spettacolo ad ogni spettatore viene dato uno specchio ovale dalla cornice d'oro in cui riflettersi e, come per magia, tutti rivelano lo stesso volto. A ricordarci, forse, che gli aspetti umani, i più torbidi e i più meschini, appartengono a noi tutti, sta a noi domarli.

Uno spettacolo coinvolgente appassionato e spietato immerso nel blu di un infinito che ci appartiene, come le nostre miserie.